Salute e Benessere
Inserto di 7 Corriere della Sera, 22 marzo 2018

Luca Borghi

Stili alimentari corretti e più natura per una buona digestione

Un italiano su tre ogni giorno è costretto a fare i conti con una digestione lenta e macchinosa.

Se non addirittura decisamente difficoltosa che si traduce in sonnolenza e nervosismo, gonfiori addominali, stitichezza.

Effetti e conseguenze che si ripetono quotidianamente, in corrispondenza di ogni tipologia di pasto. Tutta colpa di quella che la terminologia medica definisce dispepsia. Cioè una alterazione, più o meno persistente, del processo con cui l’organismo scompone il cibo in particelle assimilabili.

Si tratta di un’operazione complessa, meticolosa, che inizia dalla bocca. Grazie, infatti, all’azione di sminuzzamento meccanico dei denti e a quella biochimica della saliva – contiene l’enzima amilasi che avvia la demolizione dell’amido e lo trasforma in maltosio,  il cibo è fluidificato e diventa bolo. Una sorta di impasto che può essere così deglutito attraverso la faringe con l’aiuto essenziale di atti coordinati e riflessi della lingua.

A questo punto si mette in moto anche l’epiglottide che, durante le fasi della deglutizione, si abbassa e chiude l’ingresso della trachea, per evitare che il bolo vada a invadere l’apparato respiratorio. Il cammino del cibo coinvolge, poi, l’esofago: un canale muscolare di 25 centimetri che ha la funzione di convogliare il nutrimento nello stomaco attraverso un anello, il cardias.

Un processo che inizia circa 20 minuti dopo ogni pasto e si conclude anche dopo 72 ore. Ma può raggiungere addirittura anche le 80, a seconda proprio delle difficoltà e delle alterazioni a carico dell’apparato digerente. Le cause principali della digestione lenta sono da ricercare nelle abitudini alimentari: eccessi, stress, combinazioni errate di cibi che costringono gli enzimi a lavorare in condizioni di acidità diverse tra loro, masticazione frettolosa, assunzione di proteine con carboidrati raffinati.

Un insieme di concause che richiedono processi digestivi differenti e, quindi, rallentano la digestione stessa, compromettendo il corretto assorbimento dei nutrienti. Comportamenti che si possono correggere con scelte alimentari più consapevoli e rispettose del metabolismo. Insomma, spesso l’artefice del proprio benessere è solo l’uomo.

Ma se una maggiore attenzione non è sufficiente si può ricorrere a un aiuto esterno. Mirato, specifico e studiato appositamente per migliorare la funzionalità digestiva. Proprietà tipiche di alcuni integratori a base di estratti di finocchio, cassia, rabarbaro, melissa, liquirizia ed anice: una efficace e naturale combinazione che riporta in equilibrio la funzione digestiva, contribuisce al miglioramento della regolarità del transito intestinale e favorisce la corretta motilità dell’intestino.

Chi è costretto a convivere con la digestione lenta può avere benefici assumendo anche un’altra tipologia di integratori alimentari. Come quelli a base di estratti di curcuma longa e piper nigrum che, sebbene non vadano intesi come sostituti di una dieta equilibrata e variata e di un sano stile di vita – favoriscono la funzione fisiologica epatica-digestiva. Infine, hanno buoni effetti gli integratori con mannitolo, glucomannano, malva e spore di bacillus coagulans. Un mix naturale che contribuisce al normale volume delle feci e quindi a migliorare la regolarità del transito intestinale, con un occhio di riguardo all’equilibrio della flora batterica.

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